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Estremi:
Cassazione penale, 2021,
  • Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    1. Con sentenza del 30.6.2020 la Corte di appello di Firenze confermava la declaratoria di responsabilità di P.A. e della ditta P. S.r.l. in ordine, rispettivamente, al reato di cui all'art. 590 c.p., comma 3 e all'illecito di cui al D.Lgs. n. 231 del 2001, artt. 5 e 25-septies, per avere, in qualità di committente e con violazione delle norme in materia di sicurezza, disposto che il lavoratore autonomo F.F. procedesse alle operazioni di manutenzione della copertura non calpestabile in cemento amianto della ditta, in tal modo cagionando colposamente la precipitazione del F. a terra a causa dello sfondamento del tetto, da cui derivavano lesioni personali gravi al lavoratore (fatto del (OMISSIS)); colpa consistita nel non aver previamente fornito al F. precise indicazioni sull'ambiente di lavoro (D.Lgs. n. 81 del 2008, art. 26, comma 1), nell'omessa predisposizione del Documento Unico di Valutazione dei Rischi da Interferenze (cd. DUVRI, D.Lgs. n. 81 del 2008, art. 26, commi 2 e 3) e nell'omessa verifica della capacità tecnico-professionale del lavoratore ad operare in quota (D.Lgs. n. 81 cit., art. 77, comma 5 e art. 90).

    2. Avverso tale sentenza propongono distinti ricorsi per cassazione l'imputato P.A. e il responsabile civile P.R. Edilizia S.r.l., a mezzo dei rispettivi difensori.

    3. I ricorsi proposti da P.A. e da P.R. Edilizia S.r.l., predisposti dall'avv. Nicola Zanobini del Foro di Firenze, lamentano violazione di legge e vizio di motivazione, nella parte in cui si individua la colpa specifica del P. per non avere adempiuto all'obbligo di verifica dell'idoneità tecnico-professionale del F., lavoratore autonomo.

    Si sostiene l'erroneità del presupposto secondo cui l'incarico dato al lavoratore fosse quello di dover pulire tutta l'ampia superficie del tetto "non calpestabile in cemento amianto": in realtà dovevano essere pulite solo alcune canaline in cemento di una piccola parte di copertura. La Corte...

  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    1. I ricorsi proposti devono essere dichiarati inammissibili.

    2. Innanzitutto, va evidenziato che nel caso di c.d. "doppia conforme" le motivazioni della sentenza di primo grado e di appello, fondendosi, si integrano a vicenda, confluendo in un risultato organico ed inscindibile al quale occorre in ogni caso fare riferimento per giudicare della congruità della motivazione.

    2.1. La Corte territoriale ha, invero, fornito adeguata spiegazione del ragionamento posto a base della propria sentenza, procedendo alla coerente e corretta disamina di ogni questione di fatto e di diritto.

    2.2. Sul punto va ricordato che il controllo del giudice di legittimità sui vizi della motivazione attiene alla coerenza strutturale della decisione, di cui si saggia la oggettiva tenuta sotto il profilo logico argomentativo, restando preclusa la rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione e l'autonoma adozione di nuovi e diversi parametri di ricostruzione e valutazione dei fatti (tra le varie, cfr. Sez. 4, n. 31224 del 16/06/2016).

    2.3. Ancora, la giurisprudenza ha affermato che l'illogicità della motivazione, per essere apprezzabile come vizio denunciabile, deve essere evidente, cioé di spessore tale da risultare percepibile ictu oculi, dovendo il sindacato di legittimità al riguardo essere limitato a rilievi di macroscopica evidenza, restando ininfluenti le minime incongruenze e considerandosi disattese le deduzioni difensive che, anche se non espressamente confutate, siano logicamente incompatibili con la decisione adottata, purché - come nel caso in esame - siano spiegate in modo logico e adeguato le ragioni del convincimento (cfr. Sez. 3, n. 35397 del 20/6/2007; Sez. Unite n. 24 del 24/11/1999, Spina, Rv. 214794). Più di recente é stato ribadito come ai sensi di quanto disposto dall'art. 606 c.p.p., comma 1, lett. e), il controllo di legittimità sulla motivazione non attiene né alla...

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