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Cassazione civile, 2019, Vedi massime correlate
  • Fatto

    FATTI DI CAUSA

    1. Con Delib. adottata 19 settembre 2006 la Commissione di garanzia per l'attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, all'esito dell'istruttoria compiuta, valutò negativamente il comportamento del Coordinamento Taxi Italiano, con riferimento alle astensioni collettive dalle prestazioni poste in essere, in numerose città italiane, dagli addetti al servizio taxi nei giorni dal 30 giugno 2006 e successivi, nonchè 13 luglio 2006 e seguenti, rilevando la violazione della L. n. 146 del 1990, art. 2-bis, come modificata dalla L. n. 83 del 2000, tenuto conto dell'incidenza sul servizio pubblico essenziale con grave pregiudizio dei diritti degli utenti costituzionalmente tutelati; applicò dunque, ai sensi dell'art. 4, comma 4, della detta legge la sanzione amministrativa pecuniaria fissata in Euro 25.000,00 nei riguardi del Coordinamento Taxi Italiano.

    2. Con ricorso promosso ai sensi della L. n. 146 del 1990, art. 20 bis, il Coordinamento Taxi Italiano, la ATA Casartigiani e la CNA-Fita chiesero al Tribunale di Roma l'annullamento di detta deliberazione, sostenendo che, in realtà, le richiamate astensioni dalle prestazioni si erano concretate in manifestazioni di protesta meramente spontanee attuate da gruppi di tassisti in sede locale.

    Nel giudizio intervennero ad adiuvandum ACAI - Associazione Cristiana Artigiani Italiani, SATAM Sindacato Artigiani Taxisti di Milano e Provincia e Confcooperative.

    3. Instaurato il contraddittorio con la Commissione di garanzia, il Tribunale adito, con sentenza del 28 maggio 2007, accoglieva il ricorso.

    Il primo giudice, pur considerando le proteste in controversia illegittime per inosservanza degli obblighi posti dalla L. n. 146 del 1990 e dalla Regolamentazione provvisoria delle prestazioni indispensabili nel settore del trasporto taxi, adottata con Delib. Commissione 22 gennaio 2002, tuttavia riteneva che le astensioni collettive dal...

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    1. Con il primo motivo di ricorso si denuncia violazione e falsa applicazione della L. n. 146 del 1990, art. 4, in riferimento all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto la fattispecie concreta, così come accertata dai giudici del merito, non sarebbe sussumibile nell'ambito della fattispecie astratta delineata da detta norma.

    Si rileva che il Coordinamento Taxi Italiano aveva indetto esclusivamente due giornate di fermo nazionale del servizio taxi, entrambe revocate, mentre le manifestazioni di protesta erano state attuate in giorni diversi e precedenti rispetto a quelli per i quali era stato proclamato il fermo del servizio, per cui le stesse erano completamente avulse ed estranee rispetto alle iniziative promosse dal Coordinamento. Si sostiene che le astensioni censurate dalla Commissione di Garanzia erano state autonomamente decise ed attuate da gruppi di tassisti, in sede locale ed in modo assolutamente spontaneo, al punto che la repentinità e l'incontrollabilità delle proteste avevano indotto il Coordinamento a revocare le programmate giornate di fermo. Si deduce che difetta nella specie uno degli elementi costitutivi della fattispecie prevista dalla L. n. 146 del 1990, art. 4, comma 4, secondo cui l'astensione dalle prestazioni deve essere attuata dai lavoratori autonomi, professionisti o piccoli imprenditori, "aderendo alla protesta" indetta dalle menzionate associazioni ed organismi rappresentativi, mentre nella specie l'astensione programmata non si era mai tenuta.

    Con il secondo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione della L. n. 689 del 1981, art. 6, nonchè omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio.

    Si eccepisce che la disposizione richiamata dalla Corte territoriale a fondamento dell'obbligo giuridico di agire riguarda la persona capace di intendere e di volere ma soggetta all'altrui autorità,...

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