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Estremi:
Cassazione penale, 2017,
  • Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    1. Il sig. M.A. ricorre per l'annullamento della sentenza del 09/09/2016 del Tribunale di Taranto che lo ha condannato alla pena di 600,00 Euro di ammenda per il reato di cui al D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 171-ter, per aver installato una microcamera all'interno di un split per aria condizionata, dalla quale derivava la possibilità di controllo a distanza dell'attività della lavoratrice D.P.A.. Il fatto è contestato come accertato in (OMISSIS).

    1.1.Con il primo motivo eccepisce, ai sensi dell'art. 606 c.p.p., lett. d), l'omessa assunzione di una prova decisiva richiesta dalla parte (una perizia sul contenuto del video-cd prodotto dal PM) ed ammessa dal Giudice (ancorchè con riserva da sciogliere all'esito del dibattimento).

    Deduce, al riguardo, che la telecamera fu installata al solo scopo di identificare l'ignoto autore dei furti di documenti denunciati appena sei giorni prima, non di certo per controllare a distanza l'operato della D.P. che non era nemmeno una propria dipendente anche se aveva accesso ai locali della società cooperativa La Vela di cui egli è legale rappresentante. La perizia avrebbe consentito l'estrapolazione dei dati certi sui reati commessi in danno della cooperativa stessa.

    1.2.Con il secondo ed il terzo motivo, deducendo di non essere il datore di lavoro della D.P., eccepisce, ai sensi dell'art. 606 c.p.p., lett. b) ed e), l'erronea applicazione della norma incriminatrice e vizio di omessa, erronea ed illogica motivazione e travisamento del fatto in ordine alla sua qualità di datore di lavoro della D.P. (lavoratrice dipendente dalla RistorPlus e socia di minoranza della cooperativa La Vela).

    1.3.Con il quarto motivo eccepisce, ai sensi dell'art. 606 c.p.p., lett. e), la mancanza di motivazione in ordine alla liquidazione del danno e, in particolare, della concessa provvisionale.

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  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    2. Il ricorso è infondato.

    3. Il primo motivo è infondato.

    3.1. In termini generali deve essere ribadito che la perizia, per il suo carattere "neutro" sottratto alla disponibilità delle parti e rimesso alla discrezionalità del giudice, non rientra nella categoria della "prova decisiva" ed il relativo provvedimento di diniego non è sanzionabile ai sensi dell'art. 606 c.p.p., comma 1, lett. d), in quanto costituisce il risultato di un giudizio di fatto che, se sorretto da adeguata motivazione, è insindacabile in cassazione (Sez. U, n. 39746 del 23/03/2017, Rv. 270936; Sez. 2, n. 52517 del 03/11/2016, Russo, Rv. 268815; Sez. 6, n. 43526 del 03/10/2012, Rv. 253707; Sez. 4, n. 7444 del 17/01/2013, Rv. 255152; Sez. 4, n. 14130 del 22/01/2007, Rv. 236191; Sez. 5, n. 12027 del 06/04/1999, Rv. 214873; Sez. 3, n. 13086 del 28/10/1998, Rv. 212187; Sez. 1, n. 9788 del 17/06/1994, Rv. 199279).

    3.2.Nel caso di specie, la prova documentale (erroneamente ritenuta decisiva dal ricorrente) è costituita dal CD prodotto dal pubblico ministero, non dalla estrapolazione, mediante perizia, del suo contenuto, non necessaria per la sua diretta visione da parte del giudice e delle parti. Nè l'imputato deduce l'esistenza di problemi tecnici ostativi alla visione del contenuto del CD superabili solo mediante specifico accertamento peritale.

    3.3. In ogni caso, come anticipato, la prova richiesta non è decisiva.

    3.4. L'art. 4 (impianti audiovisivi), L. n. 300 del 1970 (cd. Statuto dei lavoratori), nella versione vigente all'epoca dei fatti, così recitava: "1. E' vietato l'uso di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell'attività dei lavoratori. 2. Gli impianti e le apparecchiature di controllo che siano richiesti da esigenze organizzative e produttive ovvero dalla sicurezza del lavoro, ma dai quali derivi anche la possibilità di controllo a...

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