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Cassazione civile, 2017,
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  • Fatto

    FATTI DI CAUSA

    Con sentenza del 14 aprile 2015, la Corte d'Appello di Roma, in parziale riforma della decisione resa dal Tribunale di Roma accoglieva limitatamente al pagamento della retribuzione per il mese di gennaio 2010 da parte di A.T. la domanda proposta da X.L.J. nei confronti del predetto A.T. e della Bishoku Kobo S.r.l., originariamente volta ad ottenere la declaratoria di illegittimità del recesso intimatogli dallo stesso A.T., per chiusura dell'attività di ristorazione da questi gestita, il 14.12.2009, in costanza di malattia ed in anticipo sul passaggio dell'azienda alla Bishoku Kobo S.r.l., indicata come cessionaria e la condanna in solido delle convenute al pagamento dell'indennità risarcitoria spettante a fronte del licenziamento illegittimo e delle differenze retributive pretese in ragione del rivendicato superiore inquadramento come aiuto cuoco e della mancata corresponsione di quanto spettante a titolo di maggiorazioni per lavoro straordinario, indennità sostitutiva di ferie, festività e permessi non goduti e TFR.

    La decisione della Corte territoriale discende dall'aver questa ritenuto infondata l'eccezione di inammissibilità del gravame sollevata da X.L.J., allora appellato, ai sensi della L. n. 134 del 2012, temporalmente non applicabile alla fattispecie; insussistente il diritto al superiore inquadramento rivendicato; non provata la pretesa alle maggiorazioni per lavoro straordinario ed all'indennità sostitutiva delle ferie, festività e permessi non goduti; legittimamente intimato il licenziamento da A.T., al quale soltanto faceva capo il rapporto di la voro per essere l'azienda da questa gestito pervenuta alla Bishoku Kobo S.r.l. da altro soggetto, con conseguente esclusione della titolarità del medesimo in capo alla predetta Società ex art. 2112 c.c.; dovuta dallo stesso T. la retribuzione del mese di gennaio 2010 per essere il licenziamento...

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    Con il primo motivo, il ricorrente, nel denunciare la violazione e falsa applicazione degli artt. 116 c.p.c., artt. 2107 e 2697 c.c. e della L. n. 66 del 2003, art. 3 lamenta a carico della Corte territoriale l'inosservanza del principio di non contestazione per non aver dato rilievo alla mancata confutazione da parte di A.T. di quanto dedotto dal ricorrente in ordine all'orario di lavoro osservato, superiore ai limiti legali, valorizzando, al contrario, dichiarazioni testimoniali insuscettibili di suonare smentita di circostanze non contestate dall'interessato.

    Con il secondo motivo, denunciando la violazione e falsa applicazione dell'art. 116 c.p.c., artt. 2697, 2112 e 2560 c.c., il ricorrente deduce la non conformità a diritto della pronunzia della Corte territoriale che disconosce la continuità del rapporto di lavoro con la Società subentrata nella gestione dell'azienda, erroneamente ritenendo non produttiva di tale effetto la cessione operata, non dal Takehito, ma da altra Società alla Società convenuta, da considerarsi comunque fittiziamente interposta, in considerazione della riferibilità di tale Società allo stesso T..

    Il terzo motivo, rubricato con riferimento alla violazione e falsa applicazione della L. n. 604 del 1966, art. 3 e della L. n. 108 del 1990, art. 2 è volto a censurare la pronunzia della Corte territoriale relativamente alla ritenuta ricorrenza dell'invocata causa giustificativa del recesso, non essendo configurabile la prospettata "cessazione di attività" a fronte della prosecuzione della stessa per effetto dell'intervenuta cessione, sia pur sotto una diversa veste formale.

    Il vizio di violazione e falsa applicazione degli artt. 119 e 100 del CCNL per il settore Turismo è infine prospettato in relazione al convincimento espresso dalla Corte territoriale, in contrasto con il principio di non contestazione, in ordine al difetto...

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